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Storia

 

Il territorio di Maida fu abitato dai tempi più remoti. Lo testimoniano le numerose grotte presenti nella zona, certamente abitate in epoche lontanissime e alcuni reperti scoperti nel litorale. Dal II millennio a.C. in poi ci furono varie invasioni di popoli indoeuropei. Tra i tanti ricordiamo gli Enotri. Tra il VII e il VI secolo a.C. arrivarono i Greci, che, anche in questi luoghi, fondarono delle città. Alcuni scrittori (Vossio) sostengono che a Maida sorgesse l'antica Lametia, altri (Barrio) la identificano con Melania. In seguito troviamo i Romani, i Longobardi, i Bizantini (sotto i quali comincia a sorgere un borgo fortificato), gli Svevi, gli Angioini. Nel 1334 Roberto d'Angiò assegna il feudo di Maida a Goffredo Mazzano. Nel 1400 appare già padrone del feudo Gualtiero Caracciolo detto il Viola. E la famiglia Caracciolo sarà a lungo, tranne brevi pause, padrona del feudo. Nella metà del XV secolo arrivano dei coloni albanesi che daranno origine all'abitato di Vena di Maida.

XVI secolo
Nel 1496 sale sul trono napoletano Federico d'Aragona che conferma a Maida tutti i privilegi goduti precedentemente e ne elargisce dei nuovi.
Tra questi:
le prime cause dovevano aver luogo presso una corte locale, e senza una condanna della stessa, nessun cittadino poteva essere condotto altrove;
nessun cittadino poteva essere obbligato ad effettuare dei lavori, a fare forniture di legna, erbe o altro, oppure montare di guardia senza " iusto pagamento" .
I maidesi erano molto legati a questo re e diversi cittadini accorsero in sua difesa quando fu attaccato dal re di Francia e dagli spagnoli.
Federico fu sconfitto e divenne viceré Consalvo di Cordova. Il periodo successivo fu difficile, caratterizzato da un'economia in crisi, diminuzione delle entrate e aumento delle tasse. A rendere la situazione più grave furono le incursioni saracene. Per proteggersi si costruirono lungo la costa numerose torri di avvistamento.
Ci fu nel XVI secolo.un susseguirsi di feudatari tra cui i soliti Caracciolo, i Carafa e i Loffredo.
Nel 1561 Maida contava 979 fuochi (famiglie).

XVII secolo
Dopo le nozze di Dianora Caracciolo con Marcantonio Loffredo il feudo passa nelle mani di quest'ultima famiglia ed è elevato a principato.
In questo secolo sono da rilevare i terremoti del 1638 e del 1659 e il peggioramento della situazione economica che misero in difficoltà i feudatari.
Quest'ultimi per migliorare l'economia fecero costruire canali irrigui, molini, acquedotti a Cortale, Jacurso e nei dintorni di Maida, ma le numerose tasse imposte resero molto tesi i rapporti con i cittadini che uccisero, all'uscita di teatro, uno degli ultimi dei Loffredo: Marcantonio.
Di positivo in questo secolo c'è un certo risveglio culturale con la presenza di una Accademia fondata da Pietro Paladino (ex seguace di Giambattista Marino) e di un teatro.

XVIII secolo

Nel dicembre del 1691 il feudo fu acquistato dal cardinale Fabrizio Ruffo. Dopo la sua morte (1692) gli succedettero dapprima il nipote Francesco, poi il figlio di questi Carlo e, via via, altri eredi della famiglia, tra cui Ippolita.
Essa fu una buona feudataria, in quanto era cresciuta nella cittadina ed era legata affettivamente a Maida.
Per aiutare la gente, dopo il terremoto del 1783, essa fece aprire una filanda, in cui dette lavoro a molti disoccupati, promosse l'istituzione di piccole concerie e cercò di venire incontro ai bisognosi.
Nel 1735 il re Carlo III, insediato a Napoli dal padre Filippo V fece una visita a Maida e andò a cacciare nel bosco dell'Ascrea.
Il terremoto del 1783 produsse molti danni: caddero a Maida il castello, l'ospedale di San Pietro, il teatro, le mura cittadine e varie chiese. I morti furono 95.
Il governo pensò di intervenire per aiutare la popolazione requisendo i beni della maggior parte delle case religiose e costituendo la Cassa Sacra. Pertanto Maida si vide spogliata dei numerosi conventi e privata dei redditi di quei beni.
Alla fine del Settecento si diffusero anche a Maida le idee illuministiche e giacobine. Il Cardinale Ruffo, nel marzo 1799, si recò anche a Maida per reprimere il movimento giacobino. Egli impose tasse altissime ai nobili del luogo e riuscì a convincere molti cittadini a seguirlo nella sua spedizione napoletana.
In questi anni, tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, sorsero numerosi palazzi, alcuni dei quali, secondo alcune fonti, furono progettati da Sintes, allievo di Vanvitelli .

XIX secolo

Durante il periodo della contro-rivoluzione borbonica, il 16 luglio 1806, il territorio di Maida fu teatro di una battaglia tra francesi ed inglesi, risoltasi in favore di questi ultimi.[1]
I nomi Maida Hill e Maida Vale a Londra prendono origine da questa battaglia.

Il ritorno dei Francesi a Napoli segna la fine del sistema feudale. C'è una riforma amministrativa e Maida diventa capoluogo di un circondario che comprende tutti i territori dell'ex feudo.

Nell'agosto del 1860 i maidesi assistettero al passaggio di Giuseppe Garibaldi. Dopo l'Unità d'Italia, Maida visse gli stessi problemi economici e politici degli altri paesi del Sud. La terra era nelle mani di pochi latifondisti e l'unica risorsa era l'artigianato. Alla fine dell'Ottocento iniziò l'emigrazione che continuò per tutto il Novecento, con le uniche interruzioni durante la prima e seconda guerra mondiale e gli anni vicini.

Comune di MAIDA

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